Che cos’è la link building?

Tra le attività SEO, poche sono misteriose e potenti come la link building. Ufficialmente proibita da Google, è un’attività che, se fatta sapientemente, può darti una spinta importante sui motori di ricerca e portarti ad ottenere risultati di rilievo.

Qui ti spiego alcune ciò che occorre sapere quando si parla di backlink.

Che cos’è la link building?

Per link building si intende l’insieme di tutte quelle attività che servono a migliorare la reputazione di un sito agli occhi dei motori di ricerca aumentando il numero di backlink di un sito in modo tale che questo possa guadagnare migliori posizioni sui motori di ricerca.

L’attività si basa sull’assunto (enormemente semplificato) che:

  • Miglior posizionamento = Più visite al sito = Più vendite

Questa attività si basa sui link. Detta così potrebbe sembrare molto semplice, ma ti sei mai chiesto cosa sia un link per Google, e perché questa attività sia così potente ma, al contempo, rischiosa se fatta male?

Cos’è un link?

Prima cosa da chiarire è che cos’è un link

Un link, in italiano poco poeticamente tradotto con ipertesto, è un consiglio, un suggerimento, un collegamento che viene dato a Google. In particolare, si tratta di un consiglio che mira a: 

  1. Affermare la reputazione e la preparazione di un sito su un determinato argomento;
  2. Aumentare la qualità del sito agli occhi dei bot dei motori di ricerca; 
  3. Provare a posizionare una determinata pagina su una determinata keyword; 

Non tutti i consigli, però, sono uguali.

Alcuni consigli arrivano da amici esperti in una determinata materia, o professionisti in un determinato settore.

Altri consigli arrivano da persone non esperte su un determinato argomento, ma che riportano una loro esperienza positiva, ed altri ancora arrivano da persone in buona fede che consigliano un professionista solo per “sentito dire”.

Alcuni suggerimenti arrivano da veterani del settore; altri da nuove leve (magari rampanti), ma che ancora non hanno potuto esprimere appieno le loro capacità ed il loro potenziale; altri ancora da prezzemolini che parlano di un po’di tutto.

Portiamo nel mondo online queste considerazioni: il risultato è che un link potrebbe arrivare da tantissime fonti differenti:

  • Blog storici e verticali su un argomento;
  • Blog generalisti;
  • Blog verticali ma appena nati;
  • Giornali online;
  • Directory;
  • Social network;
  • Forum;
  • Commenti sotto gli articoli.

In senso stretto, quindi, potremmo dire che la link building è parte di un’attività più ampia di SEO Off-Site, che da questa muove e con cui opera in armonia. Non esiste campagna di acquisizione link senza una strategia di posizionamento SEO alle spalle.

Quali sono gli elementi da considerare in una campagna di link building?

Ti sarai reso conto che un sito dovrebbe essere linkato in maniera molto variabile e differente perché il suo profilo link sia credibile. Le peggiori nemiche dei link artificiali sono ricorrenza e banalità.

Premessa N.1: Il sito è pronto? Ne ha veramente bisogno?

Prima di lanciarti mani e piedi in una campagna di acquisizione backlink pensa: il sito è pronto? Ovvero, ho fatto e sto facendo tutto ciò che è in mio potere per migliorare il posizionamento del mio sito a prescindere dai link esterni?

Letta in un’altra maniera, questa domanda può essere: “Penso che qualcuno possa davvero citare ciò che ho scritto, mettendo un link verso un mio contenuto, o che possa diventare materiale di riferimento per qualcuno perché facilmente leggibile e consultabile?”

Questa domanda sottintende alcune cose:

  1. Il sito è veloce e tecnicamente a posto? Come puoi aspettarti che qualcuno legga il tuo articolo se occorre troppo tempo perché si carichi? Una buona SEO Tecnica non va mai trascurata, perché costituisce le fondamenta su cui si deve sviluppare tutto il progetto.
  2. Il contenuto è graficamente chiaro? Le informazioni sono approfondite? Insomma, l’UX del sito e la pianificazione dei contenuti sono all’altezza dei link che vuoi ottenere? Impara a guardare il tuo progetto con distacco e con occhio critico.
  3. Il contenuto serve a qualcuno? E’ utile per i miei potenziali clienti?

Rispondere a queste domande ti aiuterà a capire se sia realistico che il tuo sito ottenga link o meno.

Premessa N.2: Cos’è una notizia, e cosa significa rendersi notiziabili

Altro punto cardine di questa attività e di quella di Digital PR sono le notizie.

Spremiti le meningi: quando qualcosa che hai pubblicato, organizzato o fatto è stato reso notiziabile?

Hai mai pensato che quell’evento annuale che fai, quella pubblicazione che hai redatto o quel progetto che hai seguito avrebbero facilmente potuto essere trasformati in una notizia?

Partecipi ad una fiera? Ad un evento locale? A una qualsiasi manifestazione? Sfruttala!

Ecco che il rendersi notiziabile assume connotati nuovi ed assolutamente proficui in ottica di link.

Sei stato architetto del nuovo 5 stelle della tua città, e quell’albergo ha finalmente aperto? Notizia.

Hai seguito un progetto importante per un colosso industriale o per una start-up? Notizie!

Lo scavo archeologico cui hai partecipato in qualità di esperto è ripartito e si pensa di renderlo un museo? Notizia!

Insomma, fatti venire il dubbio che ciò che fai possa essere reso interessante.

Nel caso non ci sia nulla di tutto ciò, prova a pensare alla tua base clienti come ad un insieme statistico e significativo utile per condurre attività di content marketing fondate sul tuo segmento di mercato.

Potresti renderti conto, ad esempio, che la quasi totalità dei clienti di una certa zona di Italia in un certo ambito preferisce o presta attenzione ad alcuni aspetti piuttosto che ad altri, o mostra alcune tendenze rispetto ad altre. Insomma, sii creativo.

Ricorda però…

Premessa N.3: Link building e Digital PR sono cose diverse

Ecco, ricorda questo: c’è una differenza tra link building e digital PR.

  • La link building è molto più concentrata sul risultato SEO, e punta a potenziare un dominio agli occhi del motore di ricerca, in modo da renderlo “interessante”, così da aumentare la frequenza di scansione del bot, e in modo che questo posizioni il sito su chiavi monetizzabili.
  • Le Digital PR puntano ad affermare la brand awareness di una realtà, e a migliorare visibilità e riconoscibilità di un brand, portando come conseguenza indiretta anche alle vendite.

Le due attività possono arrivare a mescolarsi per esigenze editoriali o di mercato, ma ricorda sempre che nascono con due obiettivi differenti, per quanto spesso siano entrambe necessarie per un progetto in rete.

Finite le premesse, sei pronto per sapere quali siano gli elementi da considerare nella tua campagna di link building. Questi sono i principali, ma scoprirai che ne esistono tanti altri meno noti ma che possono aiutare.

Sito Linkante

Prima di tutto, prima di qualunque altra attività, occorre capire se il sito linkante è adatto al tuo progetto. Questo significa valutare con attenzione alcuni aspetti del sito che hai individuato come:

  • Argomento del sito linkante:

Non puoi che partire da qui. Al di fuori delle testate editoriali, il sito linkante dovrebbe essere a tema con il tuo, o ragionevolmente complementare.

Ad esempio, un sito a tema tech generico potrebbe trovare in uno specializzato sull’IT un buon alleato, ma anche in uno a tema cucina o legale, se l’articolo proposto dovesse essere ben calato nella realtà editoriale selezionata.

  • Struttura e articoli del sito linkante:

Il sito che hai individuato è un sito vero, con una programmazione editoriale curata e rifinita o pubblica un po’di tutto?

Dai un’occhiata agli articoli: sono tutti con link in uscita su altri siti, o i guest post per la link building sono solo una parte? Sono domande importanti cui dare risposta, perché possono spiegarti bene se dietro quel sito ci sia cura o meno. Per quanto non sia un fattore vincolante, è importante saper selezionare anche le fonti adatte.

  • Profilo backlink:

Altro aspetto che dovresti considerare è il profilo backlink del sito individuato. Per quanto la tematica la faccia da padrona, essere linkati da siti che potrebbero ritenersi autoritativi sulla base dei backlink può essere un’ottima cosa. Vedila così: parte della forza di quel profilo backlink potrebbe passare a te, se fai le cose per bene.

  • Traffico del dominio:

Perché preoccuparsi del traffico? Beh, tu vorresti essere linkato da un sito letto e popolato, o da una cattedrale nel deserto? Ecco.

Farti concedere gli accessi Analytics, anche solo in visualizzazione, ti permette di farti un’idea dello sviluppo del sito nel corso del tempo, in modo da capire se possa offrirti vero valore.

Non affidarti a tool terzi per il traffico: non sono attendibili!

  • Posizionamenti su Google:

In questo caso, invece, un tool terzo può aiutare molto (difficilmente ti verranno concessi gli accessi a GSC). Controlla il numero di keyword per cui il sito è presente e la posizione media. Fatti un’idea di come Google possa giudicare quel dominio anche attraverso il peso che gli sta attribuendo.

Solo siti di altissima qualità? Nah…

Il fatto che servano siti di alta qualità non significa necessariamente che siano gli unici necessari o da ottenere. II perché è piuttosto ovvio: È realistico che un sito ottenga solamente link da portali o testate al vertice delle classifiche italiane?

Dai un’occhiata ai profili backlink di giganti come Booking, Apple, Wikipedia o la stessa Google: troverai tantissimi link spazzatura.

Questo non significa, naturalmente, che dovresti pagare per avere link di infima qualità o visibilmente spammosi; ma considera questo tipo di link al pari degli altri nella strategia.

Il tuo profilo backlink, citando le parole di Matt Cutts di Google, deve essere naturale. Nessuno è linkato solamente da siti top di gamma, e chi lo è può facilmente essere penalizzato. Quanto sarebbe realistico uno scenario del genere? Insomma, qualche sito normale può fare sembrare il tutto più realistico, se fatto cum grano salis e calato all’interno di una strategia.

In questa considerazione dovresti fare rientrare anche siti con caratteristiche diverse tra loro. Ad esempio, si potrebbe pensare di mescolare siti con altissimo traffico a siti con traffico modesto, ma un profilo link assolutamente notevole. Sii creativo.

Pagina del sito linkante

Nel caso in cui si sia individuata una pagina già posizionata da cui farsi linkare, potrebbe essere opportuno analizzarla più a fondo, provando a capire se il titolare del sito l’abbia valorizzata volutamente o se, semplicemente, quel posizionamento sia un caso.

Intendiamoci: una prima posizione è sempre un tesoretto, ma capire se un link da quella pagina possa portare tanto altro valore, oltre a quello insito nella pagina stessa, può aiutarti a soppesare meglio, in termini SEO, la risorsa che ti trovi davanti.

Landing Page

Veniamo al tuo sito. Quale sarà la pagina linkata? Deciderlo a priori con un adeguato piano editoriale per la link building è fondamentale.

In linea di massima, esistono due macro-categorie di landing page:

  • Homepage:. In questo caso, il link non rafforzerà una specifica pagina, ma porterà valore a tutto il dominio, e rafforzerà la tua posizione di esperto generico in un determinato settore. Questo significa che se, in una pagina in cui si parla di agenzie SEO a Bologna dovesse essere citata Clickable, Google potrebbe associarla a quel particolare mondo e considerarla più autorevole sull’argomento, anche se non si specifica per quale motivo.
  • Deep link, ovvero articoli o pagine interne del sito: Il suggerimento dato al motore di ricerca è molto più esplicito e marcato. Si sta dicendo che si ritiene una particolare risorsa di quel sito valida e da considerare. È un’indicazione di qualità precisa, non generica come quella dell’homepage, e che richiede un attento lavoro di interlinking sul sito per essere sfruttata appieno.

Anchor Text

Se la landing page è la materia del suggerimento, l’anchor text serve ai motori di ricerca per avere un’indicazione sull’approfondimento linkato.

È quell’elemento che dice ai bot su quale ricerca una certa risorsa può essere utile, indicando esplicitamente di posizionarla per quella ricerca.

Capisci bene perché l’anchor text sia un elemento fortemente manipolativo, e cui Google presta moltissima attenzione. Infatti è l’unico elemento che può influenzare in maniera davvero rilevante i risultati di ricerca, e che dunque va pianificato con grande attenzione.

Decisamente da evitare il ricorso esclusivo ad ancore eccessivamente manipolative come “SEO”; meglio approfondire l’intero ambito semantico. Ad esempio, se si dovesse pianificare una strategia per un e-commerce di divani, si potrebbe pensare ad usare come ancore:

  • divano due posti in pelle
  • divano tre posti in tessuto
  • divano con penisola
  • divano con poggiapiedi
  • divano in pelle
  • divano in tessuto blu con penisola

e tante tante altre combinazioni.

Oltre a ciò, è importante sfruttare anche altri tipi di ancore come:

  • Ancore brand (Es. Clickable)
  • Ancore con URL (Es. https://www.clickable.it/)
  • Ancore navigazionali (qui, clicca, leggi, ecc…)

In particolare, è normale e lecito che un sito ottenga molte ancore di tipo brand, perché si tratta di quelle solitamente più utilizzate e comuni per indicare un sito.

Pensaci, è normale: si tratta del nome. Anche io mi aspetterei che mi chiamassero Alessandro e non “SEO” nella vita di tutti i giorni.

“Quanti link al mese?” – Link Velocity

Questa domanda è molto comune, ma la risposta non è scontata. Vediamo perché:

  1. La quantità di link al mese è relativa: Operare in un settore dove un link è una rarità è un conto; operare in uno in cui le citazioni tra un sito e gli altri sono all’ordine del giorno è un altro. Osserva sempre cosa fanno i competitor per la tua nicchia di mercato, e pensa a quale sia il modo migliore per procedere. Puoi fare queste indagini con strumenti come Majestic SEO, Ahrefs o SemRush.
  2. Ottenere sempre lo stesso numero di link è rischioso: Se ci pensi è piuttosto ovvio. Hai prestato attenzione ai siti, al contenuto, alle landing e alla varianza delle ancore, e poi cadi ottenendo sempre lo stesso numero di link ogni mese? Non è una grande idea, davvero.

Link Follow e Link NoFollow

La questione follow nofollow è un evergreen della materia. Mentre i primi passano forza alle pagine linkate, i secondi non dovrebbero farlo, o almeno questo era vero fino al settembre 2019, quando Google ha classificato anche i nofollow come “consigli”, dunque come link che potrebbero passare un qualche tipo di forza.

Dove sta la verità? È difficile dirlo naturalmente, ma ti invito a riflettere su una cosa:

Se ti si presentasse l’occasione di ottenere un articolo su Ansa.it, lo rifiuteresti sapendo che si tratta di un link nofollow? Quale può essere l’impatto, in termini di credibilità e riconoscibilità, di un link del genere, anche se non manipolativo?

Insomma, è sempre una buona idea calare queste decisioni nella realtà della campagna, per scegliere la strada migliore considerando il budget a disposizione.

Controllare se un link sia o meno nofollow richiede un passaggio nel codice della pagina. Una volta aperto premendo il tasto “F12”, ti basterà cercare la parola “nofollow” per vedere se questa sia presente sui link che hai pianificato.

Un’altra soluzione, più rapida ma altrettanto funzionale, risiede nell’aprire un account su Moz e sfruttare la loro MozBar che, in maniera semplice, è in grado di evidenziare tutti i link nofollow presenti in una pagina.

I nuovi nofollow: rel=”sponsored” e rel=”UGC”

Sotto il cappello dei link nofollow rientrano anche i nuovi attributi di cui Google ha parlato (qui puoi trovare l’annuncio sul blog ufficiale di Google), e che servono ad individuare:

  • I contenuti a pagamento e pubblicitari > rel=”sponsored”. Si tratta dell’attributo che dovrebbe essere utilizzato, di default, per i pubbliredazionali.
  • I contenuti generati dagli utenti > rel=”ugc”. Si tratta dell’attributo necessario per i commenti, ed in generale per tutto il contenuto prodotto dagli utenti, quindi potrebbe trovare la propria applicazione anche in directory e forum.

In realtà, non si tratta di nulla di più che di un semplice raffinamento del nofollow, e quindi anche questi attributi verranno trattati come normali “nofollow“, con le opportune sfumature di significato, che come sempre conosce soltanto Google.

Si può fare SEO senza i link?

Partiamo da un assunto: i link sono, ancora oggi, uno dei principali fattori di ranking. A dirlo non è Clickable, ma Google stessa, in un video Q&A con Andrey Lipattsev, nel marzo 2016 Search Quality Senior Strategist dell’azienda di Mountain View.

Per quanto le affermazioni di Lipattsev siano vaghe, è interessante notare che Google, attraverso il proprio emissario, in questo caso parli espressamente di link, e non di generici “fattori offpage” come possono essere i canali dei social network aziendali o le menzioni.

Se rimangono un fattore fondamentale, quindi, è logico pensare che un’attività SEO di lungo respiro e finalizzata al guadagno deve considerare l’acquisizione di link, siano essi acquisiti naturalmente, in questo caso l’attività prende solitamente il nome di link earning, o pianificati.

Alcuni settori possono essere aggrediti abbastanza facilmente, complice la concorrenza scarsamente preparata; per altri la battaglia è molto più agguerrita, e senza una spintarella occorrerebbero anni per raggiungere posizioni di rilievo, sempre ammesso che si riesca ad ottenerle.

Una precisazione: gli altri fattori di altissima importanza, secondo Lipattsev, sono il comportamento dell’utente e l’intenzione di ricerca (l’ingegnere di Google parla di RankBrain, che possiamo sciogliere in questo modo senza addentrarci in concetti tecnici affascinanti ma difficili da riassumere); e i contenuti.

Perché i link, da soli, potrebbero non bastare?

Questa domanda è importante, ed è altrettanto importante che questo punto sia spiegato per il meglio.

Leggendo le linee guida di Google, infatti, viene evidenziato come sia contro le regole della piattaforma ogni attività volta ad ottenere link artificialmente, al solo scopo di modificare il posizionamento del proprio sito.

Leggiamo questo diktat con occhio critico, e non ciecamente:

Quanto è realistico pensare che un sito lento, confuso e poco o per nulla aggiornato possa ricevere link naturalmente?

Se già è difficile ricevere link spontaneamente per un sito ben curato e seguito; un sito semi-abbandonato non ha, giustamente, chance.

Perché Google dovrebbe preferire questo secondo sito, probabilmente nemmeno troppo credibile, al primo?

È probabile che la regola sia stata inserita per evitare che l’indice ed i suoi risultati fossero inquinati da siti internet di bassa qualità, costruiti e sostenuti grazie allo spam. Un sito con un’attività di buona qualità alle spalle, un blog aggiornato e seguito, e con una campagna gestita in maniera adeguata non ha nulla da temere.

Questa guida mirava a spiegarti e a raccogliere alcuni concetti importanti alla base delle attività di link building. Quelli qui spiegati non sono gli unici, poiché ogni campagna ha le proprie criticità e peculiarità, ed è quindi importante curare e prestare attenzione ad ogni progetto, pianificando le cose per il meglio.

Hai paura che la tua campagna non sia gestita adeguatamente o pensi che i backlink possano essere la soluzione per uscire da una palude SEO? Scrivici!

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